Categoria: Diario

  • Cinque legni e i colori che portano dentro

    Cinque legni e i colori che portano dentro

    Quando dico che in un intarsio non c’è un filo di colore dipinto, quasi nessuno ci crede. Allora faccio vedere il cassetto dei fogli. Ogni essenza ha già il suo colore, e il mestiere sta tutto nel sapere quale chiamare quando serve.

    Acero

    Chiaro, quasi bianco, con la fibra fine e regolare. È la luce: i cieli, i muri intonacati, la neve, i riflessi sull’acqua. Ne esiste una variante ondulata che sotto la luce sembra muoversi, e quella la tengo da parte per le cose importanti.

    Noce

    Il contrario: bruno, profondo, con venature che disegnano da sole. È l’ombra, la terra arata, i tronchi, i tetti in controluce. Un intarsio senza noce è un intarsio senza peso.

    Ciliegio

    Rosato quando è fresco, e con gli anni diventa sempre più caldo, verso il rame. Lo uso per i coppi dei tetti e per le strade di campagna. Bisogna sapere che scurirà: un quadro con molto ciliegio fra dieci anni sarà più bello di adesso.

    Ulivo

    Nervoso, pieno di righe scure che vanno dove vogliono loro. Non serve per le zone tranquille, serve dove ci vuole movimento: il fogliame, le rocce, il mare mosso. Un pezzo di ulivo messo nel punto sbagliato però si vede da lontano e rovina tutto.

    Pero

    Il più discreto dei cinque: colore uniforme, tra il rosa e il miele, senza venature che chiamino l’attenzione. È quello che uso quando una zona deve stare zitta e lasciar parlare le altre. Nei geometrici è insostituibile.

    Il resto lo fa la pazienza

    A volte compro un foglio e resta nel cassetto per anni, perché non è ancora arrivato il quadro giusto per lui. Poi un giorno serve proprio quella venatura lì, in quel punto, e non ce n’è un’altra al mondo uguale. È per questo che i quadri non si possono rifare identici: il legno non si ristampa.

  • Come si tiene un quadro di legno (e cosa lo rovina)

    Come si tiene un quadro di legno (e cosa lo rovina)

    Un quadro di legno è una cosa viva: si muove con l’umidità, cambia colore con gli anni, e se lo si tratta male se ne accorge. La buona notizia è che per tenerlo bene non serve quasi fare niente. Serve sapere cosa non fare.

    Le tre cose che lo rovinano

    Il sole diretto. È il nemico numero uno. I legni chiari ingialliscono, i legni scuri sbiadiscono, e siccome un intarsio vive del contrasto fra i due, dopo qualche estate il disegno si appiattisce. Se l’unica parete libera prende sole per metà giornata, meglio una tenda leggera.

    Il termosifone sotto. L’aria calda e secca che sale addosso a una tavola la fa ritirare da un lato solo: il pannello si imbarca e, nei casi peggiori, un tassello si stacca. Trenta centimetri di distanza in più risolvono il problema.

    I prodotti per i mobili. Gli spray al silicone lasciano una patina che poi non va più via, e sulle finiture a cera fanno le macchie. Non servono: il legno finito a cera si pulisce da solo.

    La manutenzione, tutta qui

    • Un panno di cotone asciutto, ogni tanto, seguendo il verso delle venature. Basta questo.
    • Se c’è una macchia, un panno appena inumidito e subito asciugato. Mai lasciare acqua ferma sulla superficie.
    • Una passata di cera d’api ogni due o tre anni, se il quadro vive in una stanza molto secca. Poca, e lucidata bene.

    E se scurisce?

    Scurisce. Tutti i legni lo fanno, chi più chi meno, ed è giusto così: dopo dieci anni un quadro non ha lo stesso colore del giorno in cui l’avete comprato. Non è un difetto ed è l’unica cosa che una stampa non saprà mai fare.

    Se un quadro si è rovinato davvero — un urto, un tassello sollevato, una macchia profonda — scrivetemi. Quelli che ho fatto io li rimetto a posto volentieri.

  • Perché un intarsio cambia colore quando ci passate davanti

    Perché un intarsio cambia colore quando ci passate davanti

    Capita quasi sempre, al banco: qualcuno guarda un intarsio, fa due passi di lato e si ferma. «Ma prima non era così». No, non lo era. Ed è il motivo per cui una fotografia non rende mai giustizia a un quadro fatto di legno.

    Il legno non ha un colore, ha una direzione

    Le fibre del legno sono tubicini messi tutti nello stesso verso. Quando la luce li prende di punta rimbalza indietro e la superficie sembra chiara, quasi accesa; quando li prende di lato entra dentro e la stessa identica zona diventa scura e profonda. Non è un effetto: è proprio come è fatto il materiale.

    Chi fa intarsio lo usa apposta. Se in un paesaggio metto due pezzi dello stesso legno ma girati uno a novanta gradi rispetto all’altro, ottengo due colori diversi senza aver aggiunto niente. È così che si fa un campo arato accanto a un campo di grano, o l’acqua che si stacca dal cielo.

    Perché la fotografia lo perde

    Una fotografia congela una luce sola, da una posizione sola. Tutto quello che il quadro fa mentre voi vi muovete — e in una stanza vi muovete di continuo — sparisce. Per questo dico sempre di venire a vederli dal vivo: le foto sul sito servono a farsi un’idea, non a decidere.

    Come approfittarne a casa vostra

    • Luce laterale, non frontale: una finestra o una lampada di lato fanno vivere l’intarsio. Un faretto sparato in faccia lo appiattisce come una stampa.
    • Su una parete che si costeggia, un corridoio o l’ingresso: così ci passate davanti da angolazioni diverse ogni giorno.
    • Non sotto vetro, se potete evitarlo: il vetro riflette e vi restituisce la stanza invece del legno.

    È una piccola cosa, ma cambia parecchio. Un quadro appeso male è un quadro spento, e non è colpa sua.